lunedì, gennaio 29, 2007

La sconosciuta



Ho un film da consigliare. "La sconosciuta" di Giuseppe Tornatore, del 2006. Eccone una breve recensione.

Tornatore vince a Roma il premio del pubblico al nuovo festival del cinema inaugurato quest’anno nella capitale col suo ultimo film “La sconosciuta”, e con esso segna nella sua filmografia anche un ritorno al thriller, o perlomeno in parte... Difatti non si tratta solo di thriller, ma di certo questo ne costituisce la parte più succosa. L’incipit è decisamente intrigante. Il mistero che accompagna l’azione della giovane donna ucraina Irena e dei suoi tentativi di essere assunta come governante nella casa della famiglia di ricchi orafi Adecker basta a tenere inchiodato lo spettatore alla sedia. La suspence aumenta, la donna dimostra di essere pronta a tutto per raggiungere il suo scopo, anche a macchiarsi di un delitto: ma di tutto questo Tornatore ci nega ancora un movente, se non fosse per i brevi flashback che attraversano i primi minuti: schegge di memoria in pochi fotogrammi che ci fanno solo intuire le tracce di un torbido passato, un violento trauma ancora non superato dalla protagonista e da cui probabilmente ancora fugge, ma che non bastano a placare la nostra curiosità.
Il regista riesce a giocare sul filo sottile della tensione con sapiente maestria, senza evidentemente dimenticare la lezione dei grandi maestri, Hitchcock su tutti, sfiorandone spesso la citazione.
Nella seconda metà molte verità vengono alla luce e il ritmo e la tensione calano di conseguenza, il tutto si tinge comunque di intenso melodramma. Le caratteristiche per un film di denuncia non mancano ma il regista decide di non marcare troppo questo aspetto e ci lascia ancora sospesi nel dipanarsi dell’intreccio. Al centro della storia c’è il profondo rapporto che si instaura tra la protagonista e la piccola Tea, la figlia dei coniugi Adecker; un legame che segnerà una svolta nella vita di entrambe e che riuscirà a sopravvivere nel tempo. Sorprese e colpi di scena ce ne sono in abbondanza e c’è anche un finale agrodolce che dopotutto non delude.
La sconosciuta attrice, come da titolo, Xenia Rappenport nel ruolo della protagonista è affascinante ed intensa. Il suo personaggio dosa forza e fragilità, caparbietà e debolezza senza mai eccedere, delineando così un carattere complesso e sfaccettato. Non si può dire lo stesso per tutti gli altri personaggi: il perfido Muffa ad esempio, interpretato dall’irriconoscibile Michele Placido, è decisamente troppo marcato, a tratti addirittura mefistofelico, privo perciò di un verosimile spessore psicologico. Come al solito monodimensionale la Gerini. Malgrado questo il cast è di tutto rispetto: Margherita Buy, Alessandro Haber, Pierfrancesco Favino, accompagnati brillantemente dalla piccola Clara Dossena al suo esordio. Il film scorre senza mai annoiare, sa emozionare, anche grazie alla colonna sonora dell’inossidabile Ennio Morricone, che commenta la vicenda con decisione e che a volte sa trascinare più delle stesse immagini.
Tornatore ci regala perciò nuovamente suspense e coinvolgimento emotivo come non faceva da tempo. Bisogna tornare indietro fino al ‘94 per ritrovare qualcosa del genere, con “Una pura formalità”: allora fu capolavoro. Il Tornatore di oggi, senza dubbio con più esperienza e con più disponibilità di mezzi, non riesce a ripetere quell’impresa, ma confeziona comunque un ottimo film, ben realizzato, non perfetto ma sicuramente da vedere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E'sempre una cosa bella leggere recensioni di film e sentirne già la voglia di vederli ... questo blog è molto carino ... complimenti davvero.