giovedì, febbraio 15, 2007

Mi piace lavorare - Mobbing

Si tratta di un film straordinario, coraggioso e caparbio nel perseguire il proprio scopo. Quella che Francesca Comencini racconta è una storia di tutti i giorni, terribilmente comune, nata per l’appunto dalle vere testimonianze di lavoratori che hanno denunciato le vessazioni subite sul posto di lavoro. La quotidianità delle situazioni descritte è raggelante, ci troviamo di fronte ad una narrazione asciutta, esigua, ridotta ai minimi termini. La macchina da presa quasi scompare, si spoglia di ogni orpello stilistico e abbraccia la crudezza del documentario. Nicoletta Braschi, finalmente dimessi gli abiti da fatina, interpreta alla grande la madre lavoratrice che resiste con forza e ostinazione alle persecuzioni e alle angherie di un ambiente di lavoro ostile. Casi di mobbing, casi che accadono ogni giorno e troppe volte passano inosservati. La condizione di chi per “arrivare alla fine del mese” è costretto ad accettare compromessi, ad abbassare la testa e rinunciare poco a poco anche alla propria dignità. La storia tratta non solo gli aspetti lavorativi. Il rapporto madre-figlia è reso con disarmante veridicità: non viene tralasciato quell’affannoso confronto col peso delle piccole cose di tutti i giorni (il rientro a casa la sera o il saggio alla scuola di danza). La bimba, Camille Dugay (in realtà la figlia della regista), ha talento da vendere. Ma il nucleo del film si articola tutto in quei corridoi bianchi, tra una fotocopiatrice ed un distributore di caffè, in quell’aria greve di consueta routine: il rapporto coi colleghi è forse l’aspetto trasposto sullo schermo più efficacemente. Ogni personaggio si muove distrattamente, frettolosamente perso dietro ai propri problemi e le proprie angosce (vedi la collega che cerca di nascondere i segni della sua recente gravidanza) : lo spettatore ben presto si riconosce anch’egli perso in quella massa indifferente che scivola a fianco della vita degli “altri” e per gli “altri” non ha tempo.
Esiste dunque anche in Italia un cinema coraggioso e schietto, che se ne frega una volta tanto di piacere e di compiacere. Il film sarebbe forse da sconsigliare a chi già vive faticosamente le frustrazioni per il proprio lavoro, il rischio di esacerbare le proprie ansie c’è tutto. Sarebbe importante però vederlo comunque, forse per tentare una volta tanto di aprire un po’ gli occhi e non tornare a perdersi nuovamente in quella massa indifferente e meschina, che inconsapevolmente, quotidianamente discrimina, distrugge e troppe volte lascia morire.

3 commenti:

Les Invisibles ha detto...

quadro veritiero di ciò che spesso accade sui luoghi di lavoro e che molte volte viene taciuto per paura , per cause di forza maggiore. grazie per questo suggerimento! credo sia davvero molto importante aprire gli occhi di fronte alle che non possiamo vedere o che più di frequente non ci vengono fatte vedere!

Anonimo ha detto...

Spesso non è mobbing solo quello che si subisce lavorando, ma lo è anche la condizione di pressione che si subisce per trovare lavoro ... dove tutte le cose sono superflue o viceversa hanno un peso enorme per trovare un impiego (parlando di competenze e capacità) e dove i giovani si sentono schiacciati da richieste sempre + lontane dalle loro aspirazioni ...
detto ciò è indiscutibile il fatto che nessun tipo di mobbing sia tollerabile ... ottimo post

Anonimo ha detto...

bello l'ho visto mi è piaciuto davvero!!la piccola morgana è un piccolo potenziale talento... la braschi riesce ad interpretare la parte in modo veramente pertinente riuscendo a trasmettere a pieno il disagio di quei momenti e di quelle situazioni.